Dal punto di vista artistico, il Duomo si presenta come un esempio significativo del passaggio dalle forme architettoniche barocche a quelle del neoclassicismo settecentesco. La facciata, imponente e maestosa (larghezza m. 36,75, altezza m. 38) è scompartita da semicolonne e pilastri con capitelli corinzi; la ornano una elegante balaustra e sette statue marmoree che raffigurano i Santi Patroni Luigi Gonzaga. L’interno ampio, luminoso e suggestivo per l’equilibrio delle linee neoclassiche semplici e grandiose, è a tre navate divise da sei giganteschi pilastri con ricchi capitelli. Nella volta si aprono tre calotte minori ed una centrale. I titolari della Chiesa sono i Santi martiri Nazario e Celso, raffigurati assieme a S.Luigi nella pala dell’altare maggiore, opera di Luigi Sigurtà. Le testimonianze del Santo castiglionese sono numerose in questa chiesa parrocchiale. Il 20 aprile 1568, Marta Tana e Ferrante Gonzaga vi fecero battezzare il loro primogenito Luigi; il 22 luglio 1580, dalle mani del cardinale San Carlo Borromeo, Luigi ricevette qui la sua Prima Comunione; una sua reliquia è posta nella di Castiglione delle Stiviere terza cappella di destra; infine ai piedi del presbiterio, è sepolta la madre, Donna Marta Tana di Santena, donna testimone di grande virtù cristiana.
La chiesa dei Ss. Nazario e Celso assunse ulteriore importanza nel 1607, quando il principe Francesco Gonzaga, grazie ai suoi servizi diplomatici presso la Santa Sede, ottenne la nomina a Collegiata della chiesa parrocchiale, cioè sede ‘quasi episcopalis’, in cui presiedeva l’Abate con sei Canonici. Nel 1762 fu avviata la ricostruzione dell’edificio, divenuto insufficiente per le necessità della comunità. Su progetto di Giambattista Groppi, furono utilizzati i resti del Castello, distrutto dai francesi nel 1706, spostati su questo colle da lunghi passamano di volontari castiglionesi. Così il luogo in cui S. Luigi aveva trascorso la sua prima infanzia con la famiglia, ‘la sua casa’, servì a costruire la “Casa della Comunità”. Con l’avvento del Giuseppinismo la chiesa perse i suoi privilegi canonici e all’arrivo di Napoleone fu depredata di parecchi suoi beni; così avvenne per tutte le altre realtà ecclesiali italiane, al passaggio dell’"uom fatal”.
